Gli ordini non si discutono

«Gli ordini non si discutono.»
L'hanno incisa sulla lapide di parecchie aziende. Kodak, Nokia, BlackBerry: in tutte e tre la verità era in casa, ma gli ordini non si discutevano, e così non è mai arrivata fin sopra.
Prova a chiedere «ma è vero?» e non passi per uno competente: passi per uno che si mette di traverso. È il meccanismo perfetto per insegnarti a stare zitto. Vai da solo e funziona? Il successo diventa «abbiamo fatto» e nessuno ricorda che era tuo. Sbagli? Il «noi» sparisce e resta un nome solo, con la domanda che chiude tutto: «e chi te l'ha chiesto?».
Testa vince la struttura, croce perdi tu. Ed è così che l'ordine non discusso diventa un'assicurazione: non lo segui perché è giusto, lo segui perché ti copre.
Nuovo pezzo di Cronache del Sottosopra. Bancone, tre voci, e qualche conto da fare con Steve Jobs, il capitano Picard e l'intelligenza artificiale, che rischia di diventare il «lo ha detto Tizio» più liscio di tutti.
Discutere un ordine non è disobbedire. È l'unico modo per scoprire se davanti hai un genio o un cialtrone. Da fuori, si vestono uguale.











