Categoria Cronache del Sottosopra

La notizia come arma

1° marzo 2026.
Un giorno dopo l'avvio dell'Operazione Epic Fury nel Medio Oriente.

In Qatar, nei palazzi delle compagnie energetiche e negli uffici militari, qualcuno stava aprendo la posta elettronica.
A chilometri di distanza, su una console di comando, qualcun altro aspettava che si accendesse una notifica.

Gli allegati sembravano materiale informativo urgente: fotografie di attacchi alle basi americane in Bahrain, il tipo di contenuto che in quel momento chiunque avrebbe aperto. Bastava cliccare per innescare una sequenza automatica che installava silenziosamente una backdoor. Senza che nessun sistema di sicurezza alzasse un flag.

Il gruppo dietro l'operazione, noto con almeno tre nomi diversi tra le organizzazioni che lo tracciano da anni, non aveva costruito nulla di nuovo. Aveva preso il toolkit che usava da mesi contro obiettivi militari in Turchia, cambiato le esche, e aspettato il momento giusto.

Il momento giusto è durato ventiquattr'ore.

La cosa più importante di questa storia non è tecnica. È che la notizia del conflitto non era lo sfondo dell'attacco. Era il vettore. Disinformazione e malware non erano due operazioni parallele, erano la stessa operazione.

Questo cambia la domanda che ogni organizzazione esposta dovrebbe farsi. Non solo: i nostri sistemi riconoscono questo malware? Ma: i nostri analisti sanno leggere una notizia geopolitica e capire in tempo reale che potrebbe diventare un vettore di attacco nelle prossime ore?

Quella seconda competenza non si installa con una patch. Non si compra con una licenza. Non si costruisce con un corso. Si forma nel tempo, in chi la sera legge le stesse cose che legge durante il giorno e non perché deve, ma perché vuole.

Nelle organizzazioni più esposte, queste persone spesso ci sono già.

Il nuovo articolo delle Cronache del Sottosopra ricostruisce l'operazione dall'inizio, i dettagli tecnici e una domanda.

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Occhi nel buio: come funzionano (davvero) le piattaforme di monitoraggio del dark web

C'è una metafora sagace sui diversi approcci alla conoscenza, parla di una stanza buia dove andare a cercare un gatto nero che potrebbe esserci come non esserci. C'è lo scienziato rigoroso, il filosofo, il teologo, il predicatore.
Nel mercato del dark web monitoring ci sono tutti e le loro varianti.
Il nuovo articolo delle Cronache del Sottosopra esplora come funzionano davvero le piattaforme di monitoraggio del dark web, cosa possono fare e cosa non possono fare. E come aggirare i predicatori.

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Assume Breach

Se domani mattina ti svegli e scopri che qualcuno è dentro da sei mesi, cosa fai nelle prime due ore?

Non è una domanda retorica. È la domanda che separa chi gestisce la sicurezza da chi gestisce l'illusione della sicurezza.

Il gap tra la pubblicazione di una vulnerabilità critica e il suo sfruttamento attivo era di 250 giorni nel 2017. Nel 2023 era sceso a 12. Alcune vulnerabilità vengono sfruttate in meno di 24 ore dalla release del CVE.

Il nuovo articolo delle Cronache del Sottosopra si chiama Assume Breach.
Lo spiegano Paolo e Francesco, due vecchi sistemisti che hanno iniziato con le BBS e i modem a 2400 baud, a un consulente con master e certificazioni che credeva di aver risolto il problema.
Sullo sfondo Roma, il ponentino, una locandina storta di Blade Runner sopra la cassa del bar di Giggetto.

I personaggi e le situazioni di questo articolo sono immaginari. Qualsiasi riferimento a fatti realmente accaduti o a persone esistenti è da ritenersi puramente casuale. O quasi.

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𝗣𝗵𝗶𝘀𝗵𝗶𝗻𝗴 𝗲𝘃𝗼𝗹𝘂𝘁𝗼

L’altra sera guardavo Stranger Things. A un certo punto ti rimane addosso quella frase non detta: 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 è 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮. Ed è lì che ho pensato al phishing.Perché più lo raccontiamo come boss finale leggendario, più assomiglia a…

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