Tag ThreatIntelligence

Mythos, o della profezia autoavverante

Il 21 aprile 2026 qualcuno ha bucato il sistema di intelligenza artificiale più pericoloso mai creato da Anthropic usando un laptop da gaming e un canale Discord.

Anthropic lo aveva costruito per difendersi. Non ha saputo difendersi.
È la nuova puntata di Cronache del Sottosopra, al Bar di Gigi, con Francesco, Paolo, Rita (PiGreco) e Andrea.
Si parla di Mythos, di supply chain attack a cascata, di honeypot involontari, di WarGames (1983), e di cosa succede quando uno strumento costruito per trovare vulnerabilità diventa lui stesso una vulnerabilità.
E di una domanda che Rita fa a Francesco sul fratello maggiore di Mythos.

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La camera è già pronta

Ho ricevuto un messaggio WhatsApp dal mio hotel.
Tutti i dettagli erano giusti. La data. La camera. Il mio nome, scritto correttamente.

Era falso.

Questa volta parliamo del breach di Booking.com confermato il 13 aprile 2026. Parliamo di quello che c'è sotto: una filiera criminale industrializzata che non ha bucato Booking, ha bucato il receptionist di un B&B ad Anzio.

ClickFix. Storm-1865. PureRAT. Un mercato underground con listino prezzi pubblicato. Un account che si chiama moderator_booking e dichiara $20M guadagnati "in questo campo".

Rita aka PiGreco chiama DarkHash. DarkHash spiega tutti.
Il bar di Gigi non ha l'aria condizionata, ma ha i ventilatori.

Racconto + nota tecnica completa + 21 fonti nei commenti.

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Mirai, o della bellezza delle cose che non muoiono mai

Nel 2016 tre studenti universitari americani pubblicarono su Hackforums il codice sorgente di una botnet scritta in C e Go, con sessantaquattro credenziali hardcoded e uno scanner che girava su tutta l'IPv4.
Si chiamava Mirai. In pochi mesi aveva seicentomila dispositivi. In ottobre abbatté Twitter, Netflix, Reddit e mezzo internet statunitense.
Il codice è ancora su GitHub. I dispositivi vulnerabili sono aumentati.
Ne parliamo al bancone di Gigi, con Paolo, Francesco e Rita, aka PiGreco, che spiega i fork, scanner.c, la query Shodan giusta, e perché Mirai non è un pezzo da museo.

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La notizia come arma

1° marzo 2026.
Un giorno dopo l'avvio dell'Operazione Epic Fury nel Medio Oriente.

In Qatar, nei palazzi delle compagnie energetiche e negli uffici militari, qualcuno stava aprendo la posta elettronica.
A chilometri di distanza, su una console di comando, qualcun altro aspettava che si accendesse una notifica.

Gli allegati sembravano materiale informativo urgente: fotografie di attacchi alle basi americane in Bahrain, il tipo di contenuto che in quel momento chiunque avrebbe aperto. Bastava cliccare per innescare una sequenza automatica che installava silenziosamente una backdoor. Senza che nessun sistema di sicurezza alzasse un flag.

Il gruppo dietro l'operazione, noto con almeno tre nomi diversi tra le organizzazioni che lo tracciano da anni, non aveva costruito nulla di nuovo. Aveva preso il toolkit che usava da mesi contro obiettivi militari in Turchia, cambiato le esche, e aspettato il momento giusto.

Il momento giusto è durato ventiquattr'ore.

La cosa più importante di questa storia non è tecnica. È che la notizia del conflitto non era lo sfondo dell'attacco. Era il vettore. Disinformazione e malware non erano due operazioni parallele, erano la stessa operazione.

Questo cambia la domanda che ogni organizzazione esposta dovrebbe farsi. Non solo: i nostri sistemi riconoscono questo malware? Ma: i nostri analisti sanno leggere una notizia geopolitica e capire in tempo reale che potrebbe diventare un vettore di attacco nelle prossime ore?

Quella seconda competenza non si installa con una patch. Non si compra con una licenza. Non si costruisce con un corso. Si forma nel tempo, in chi la sera legge le stesse cose che legge durante il giorno e non perché deve, ma perché vuole.

Nelle organizzazioni più esposte, queste persone spesso ci sono già.

Il nuovo articolo delle Cronache del Sottosopra ricostruisce l'operazione dall'inizio, i dettagli tecnici e una domanda.

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Occhi nel buio: come funzionano (davvero) le piattaforme di monitoraggio del dark web

C'è una metafora sagace sui diversi approcci alla conoscenza, parla di una stanza buia dove andare a cercare un gatto nero che potrebbe esserci come non esserci. C'è lo scienziato rigoroso, il filosofo, il teologo, il predicatore.
Nel mercato del dark web monitoring ci sono tutti e le loro varianti.
Il nuovo articolo delle Cronache del Sottosopra esplora come funzionano davvero le piattaforme di monitoraggio del dark web, cosa possono fare e cosa non possono fare. E come aggirare i predicatori.

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𝗣𝗵𝗶𝘀𝗵𝗶𝗻𝗴 𝗲𝘃𝗼𝗹𝘂𝘁𝗼

L’altra sera guardavo Stranger Things. A un certo punto ti rimane addosso quella frase non detta: 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 è 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮. Ed è lì che ho pensato al phishing.Perché più lo raccontiamo come boss finale leggendario, più assomiglia a…

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